Nona Puntata – 25 gennaio 2010

febbraio 2, 2010

Devastanti deflagrazioni

Devastanti deflagrazioni sconvolgono il già martoriato terreno che circonda l’ultimo caposaldo che ancora resiste in un mondo in rovina. L’artiglieria pesante dell’odiato nemico continua a rovesciare pantagrueliche quantità di mostruosi ordigni esplosivi sul manipolo di giovani eroi  al comando dell’invitto Comandante Hagbard Celine e del suo fido luogotenente, il Cavaliere Lisandri Codut, nella puerile convinzione di piegare il morale di questi prodi, da tempo immemore asserragliati sul tetto di Radio Onde Furlane. Fatica sprecata. Il massimo danno creato è stato qualche improperio sfuggito a Lisandri, duramente impegnato nella estenuante  e pericolosissima attività di imbottigliamento del prezioso Cabernet Franc, nobile linfa vitale dotata di poteri taumaturgici, prezioso nettare rigenerante per il pugno di eroi al comando dell’ineffabile Comandante Hagbard Celine. Pare infatti che i tremori sismici provocati dalle conflagrazioni termonucleari  che illuminano il cielo di Udine abbiano provocato l’accidentale caduta di una damigiana del prezioso liquido ad elevata qualità enologica, provocando uno sversamento del medesimo quantificabile in non meno di tre bicchieri. Più che giustificata – quindi – la reazione del Cavaliere, probabilmente del tutto ubriaco spolpo profondamente legato ai sacri valori della sua terra – il nostro amato Friuli  – e sempre pronto a reagire come un povero mentecatto con la tipica genuina rudezza dei nostri antenati.

A dispetto dell’inusitata attività bellica dell’odiato nemico, la vita del manipolo di giovani eroi che ancora resiste scorre tranquilla. Gli orrendi massacri si susseguono monotoni, mentre l’ingegner Marco Lanaro pare avere aggiornato il record personale di missioni suicide per singolo combattente del caposaldo. La dolcissima Fulvia Sperelli continua a latitare, assieme all’eroico attore Maurizio Fanin. Che ne è della tenera storia d’amore, acerbamente sbocciata tra la timida crocerossina e l’ingegner Lanaro? E l’eroico Fanin? Dove ha piantato il suo treppiede in lega berillio-tufo onde declamare bellicosi versi in direzione dell’odiata canea nemica? Non ci è dato saperlo. Del figlio del Cavalier Lisandri, Pierluigi, abbiamo frammentarie notizie dal pugnace Guardiamarina Piotre, che tuttavia è alquanto reticente nel fare piena luce sulla reale natura del corso intensivo di addestramento nel quale ha coinvolto ad Aosta il rampollo della famiglia Codutti. Il prode Max Potter prosegue amabilmente a dissertare con il noto poeta subliminale Mario Fitzpatrick, le cui odi telepatiche continuano a mantenere il morale della truppa su elevati standard bellici. Procedono poi gli esperimenti di ipnosi che Richard Bender – esponente di spicco del sodalizio culturale facente capo al Fitzpatrick – opera con silente maestria sul Cavaliere Lisandri Codut. Sulle capacità di resistenza del Cavaliere a tali arti esoteriche  è esplosa la solita patetica diatriba tra i soliti magniloquenti zazzeruti cattedratici. Qualche losco figuro paludato da professorone togato è arrivato a sostenere che il Cavaliere abbia in questa occasione data piena prova della propria assoluta nullità come combattente ed essere umano col suo comportamento da un certo punto di vista non del tutto monolitico dato adito ad interpetazioni comportamentali non del tutto in linea con la sua aura di fido luogotenente dell’ineffabile Comandante Hagbard Celine. Intendiamo prendere le distanze da tali vili interpretazioni. Il fatto stesso che l’invitto Comandante Hagbard Celine – figura ormai leggendaria di indiscusso valore apotropaico – abbia scelto come suo fido luogotenente il Codutti è prova oggettiva delle qualità del buon Lisandri. E questo dovrebbe fare rotolare una pietra tombale in roccia basaltica su certe putribonde e vigliacche insinuazioni.

Come sempre l’ultimo nostro pensiero corre riconoscente alla memoria di questo pugno di valorosi, che in un tempo lontano hanno donato le loro giovani vite opponendo i loro petti madidi di gloria alla tracotante barbarie dell’odiato nemico, resistendo fino alla fine asserragliati sul tetto di Radio Onde Furlane. Grazie, giovani eroi. Grazie di tutto.


L’eroico attore Maurizio Fanin

gennaio 24, 2010

Attore Maurizio Fanin

L’eroico attore Maurizio Fanin. Una mortifera macchina da guerra post-dannunziana capace di coniugare sinergicamente in sè estasianti arti oratorie e inumane capacità belliche.

La storiografia ufficiale tendeva inizialmente ad attribuire a questo valoroso cantore postatomico una valenza prettamente ausiliaria, descivendolo riduttivamente come una versione poetica dell’ingegner Lanaro, entrambi preposti ad arringare il valoroso manipolo di eroi asserragliato sul tetto di Radio Onde Furlane allo scopo di elevarne il morale. Secondo tali datate visioni degli equilibri in essere nell’eroico caposaldo che ancora resisteva in un mondo in decomposizione, l’invitto Comandante Hagbard Celine e il suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut – avrebbero quindi affidato alla diarchia oratoria – ingegner Lanaro e attore Maurizio Fanin – il compito di elevare lo spessore  culturale del pugno di eroi impegnato ad arginare con i loro nerboruti petti l’arrogante avanzata dell’odiato nemico. Tale operazione sarebbe stata meticolosamente pianificata a tavolino dall’ineffabile Comandante Hagbard Celine e scrupolosamente portata in essere dal suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut – il quale avrebbe  inaugurato prima e supportato poi questo mirabile sodalizio formativo con oculati apporti enogastronomici, tesi a ricreare un fecondo ambiente socializzante ove i germogli sapienziali amorevolmente piantati dal duo Lanaro-Fanin avrebbero trovato terreno fertile nel quale germogliare, enfiando i succitati giovani eroici petti a invincibile baluardo contro l’arroganza della canea nemica. Studi recenti – supportati dall’analisi euristica e quindi maggiormente affidabili – attribuiscono invece all’attore Maurizio Fanin una maggiore autonomia operativa, in quanto questo giovane eroe immolatosi in gloriosi tempi passati per regalarci un mondo migliore era letteralmente divorato da un’estasi creativo-oratoria, ed in quanto tale risultava intrinsecamente refrattario a ogni tentativo codificato di implementazione culturale sistematica dei valorosi asserragliati nell’ultimo caposaldo che ancora resisteva. In base a tale corrente di pensiero, l’indescrivibile genio dell’ineffabile Comandante Hagbard Celine, sempre coadiuvato dal suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut, percepì istantaneamente le potenzialità belliche di questo acculturato eroe, lasciandogli libero sfogo sul campo di battaglia, ove poteva esprimere al meglio le sue capacità oratorio-offensive. L’attore Maurizio Fanin era infatti solito gettarsi nella pugna – pare con serto di alloro in testa e toga bianca – piantando con fare maestoso sulle cataste di nemici agonizzanti il suo treppiede in lega berillio-tufo sormontato da un nobile leggio in mogano finemente cesellato a mano. Da questa posizione sopraelevata – acusticamente più consona ma senz’altro balisticamente meno sicura – questo eroico attore declamava i suoi versi alati guatando con fare sprezzante le orde nemiche che si avvicinavano massicce, minandone il morale e fiaccandone le attitudini guerriere.  Incurante della quantità pantagruelica di ordigni mortiferi che deflagravano intorno a lui, l’attore Maurizio Fanin continuava imperterrito a dare libero sfogo alla sua consumata arte oratoria con voce perfettamente impostata, attendendo impavido il contatto con le sopravanzanti avanguardie avversarie. A tal punto, questo giovane eroe afferrava il suo amato treppiede in lega berillio-tufo e lo utilizzava a guisa di roteante strumento di morte, aprendo vuoti spaventosi tra le attonite fila nemiche. L’effetto terminale dell’attività oratorio-bellica dell’attore Maurizio Fanin sulla transeunte canea nemica doveva essere devastante.

Ben lungi dal voler ipostatizzare il probabile organigramma dell’ultimo  caposaldo che ancora resisteva, questa scuola di pensiero non intende certo negare il fatto che l’attore Maurizio Fanin si sia spesso offerto volontario per pacifiche declamazioni oratorie ai propri valorosi compagni d’arme. Di tali eventi culturali è rimasta traccia nei brevi frammenti strappati all’etere e pervenuti fino a noi da quei lontani tempi eroici. Si tratta di una realtà che non può essere negata, e anzi deve essere sottolineata per meglio comprendere la grandezza dell’attore Maurizio Fanin, capace di utilizzare le sue magistrali doti oratorie non solo per annichilire l’arrogante tracotanza del nemico, ma anche per acculturare ed elevare lo spirito combattivo dell’eroico manipolo di eroi che impavido resisteva in un mondo in decomposizione. Quale fulgido e totalizzante esempio per le giovani generazioni, sempre bisognose di essere sorrette nell’incerto cammino verso un radioso futuro. Grazie, eroico attore Maurizio Fanin.


Ottava Puntata – 11 gennaio 2010

gennaio 16, 2010

Ultimo Baluardo

L’eroico manipolo di valorosi al comando dell’invitto Comandante Hagbard Celine e del suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut – continua impavido a resistere, asserragliato sul tetto di Radio Onde Furlane. Le orde nemiche continuano con ottusa pervicacia ad infrangersi sui petti nerboruti di questi giovani eroi, fieramente stretti attorno al loro gagliardo vessillo, una aitante bandiera bianca.

Cosa ha permesso a questo ultimo baluardo di resistere impavido fino alla fine alla vile ma preponderante canea nemica? Difficile dare una risposta univoca ed esaustiva. Dall’analisi dei frammenti di dialoghi strappati all’etere e provenienti da quei lontani gloriosi tempi passati possiamo però enucleare con oggettiva scientificità alcuni elementi che senz’ombra di dubbio hanno conferito monolitica resistenza a quel pugno di prodi. Innanzi tutto il genio militare e le taumaturgiche doti dell’ineffabile Comandante Hagbard Celine, sempre validamente coadiuvato dal suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut. Intendiamo a tale riguardo prendere le distanze da quanti insinuano che in realtà il Cavaliere Codutti sia stato solo un povero beone cerebroleso personaggio secondario, pietosamente raccolto raccattato obtorto collo dall’invitto Comandante Hagbard Celine in quanto il caposaldo era rimasto a corto di carne da cannone il quale in ogni caso gli attribuì funzioni del tutto ausiliarie. Altro fattore di forza era senz’altro la geniale idea di utilizzare una bandiera bianca – archetipico simbolo junghiano di resistenza ad oltranza – come elemento capace di coagulare e moltiplicare esponenzialmente le energie primigenie dei giovani eroi che militavano nell’avamposto. Anche la particolare dieta osservata dai prodi agli ordini dell’invitto Comandante Hagbard Celine doveva ricoprire un ruolo fondamentale nell’esaltare la prestanza fisica e l’attitudine alla pugna di quel manipolo di eroi, in particolare per quanto riguarda l’uso massiccio di sostanze di derivazione enologica ad elevatissima qualità organolettica. Ma non vogliamo dilungarci oltre in sterili dissertazioni accademiche. Ritorniamo alla mera analisi dei frammenti strappati all’etere che abbiamo raccolto in questa puntata.

La contemporanea e protratta mancanza dell’ingegner Marco Lanaro e della dolcissima Fulvia Sperelli è ormai causa di voci incontrollate nelle trincee dell’ultimo caposaldo che ancora resiste. Ormai si favoleggia di mirabolanti amplessi che hanno consunto i corpi madidi di gloria dei due valorosi  amanti, ma in merito non v’è certezza. Speriamo in un futuro che sia foriero di novità esaustive a tal riguardo. E’ invece finalmente ritornato il prode Max Potter, in ormai perenne dissertazione con l’ineffabile poeta subliminale Mario Fitzpatrick. Pierluigi Codutti – il figlio del Cavaliere Lisandri – è finalmente riuscito ad emergere dalla cantina dove si era imboscato a travasare damigiane di Cabernet Franc ormai del tutto ristabilito dalla grave malattia invalidante che lo aveva costretto in infermeria, e ora è nuovamente pronto a contribuire col proprio sangue alla Causa. Il pugnace Guardiamarina Piotre si è generosamente offerto di scortare Pierluigi a un valido corso di aggiornamento militare ad Aosta, onde incrementare le capacità belliche del giovane Codutti. Su tutti – come sempre – vigila benevolo l’invitto Comandante Hagbard Celine, sempre pronto a dispensare preziosi consigli e a vigilare paternamente sull’ultimo manipolo di eroi che ancora resiste in un mondo in decomposizione.

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Centuria d’Amore

gennaio 9, 2010

L’ingegner Marco Lanaro e la dolcissima Fulvia Sperelli non hanno ancora fatto ritorno all’ultimo caposaldo che ancora resiste. Sono dispersi. Non sappiamo se questi giovani innamorati siano teneramente abbracciati a ragionar d’amore in qualche cratere fumante o se i loro giovani corpi madidi di gloria giacciano martoriati entro pozze di sangue in qualche sperduta trincea. Sperando per il meglio, scriviamo questo post a imperituro memento della passione  che  ha unito questi due giovani eroi, capaci di vivere una sia pur tormentata storia d’amore nell’inferno dell’ultimo caposaldo che ancora resisteva, in un Friuli ormai caduto sotto il giogo dell’odiato calcagno nemico. Probabile poetico epitaffio di una passione vissuta in gloriosi tempi passati, questo struggente componimento poetico venne declamato dall’ingegner Lanaro alla sua amata, la dolcissima Fulvia Sperelli. Ne riportiamo con ossequioso rispetto il testo integrale, trattenendo a stento torrenti di lacrime.

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Centuria d’Amore
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Oh, mia dolce unica adorata ragion di vita
il tuo amorevole sguardo vellutato
scioglie gli imperscrutabili ghiacciai eterni
perfora i tristi impenetrabili bunkers
dissolve l’irrespirabile smog delle città senz’anima.
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Oh, mia inesauribile fonte di felicità
il tuo fulgido silente sorriso
irrora di luce melodica l’aere stantia
fa impallidire l’aurora boreale
rende gaio il tribolato viandante senza speranza.
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Oh, mia leggiadra impagabile Compagna
innanzi al tuo immacolato ceruleo candore
le infinite costellazioni sembrano inutili ghirigori
lo splendido tramonto pare un’esile lucignolo
il canto dell’usignolo si tramuta in stentoreo gracidio.
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Io e Te,
eternamente cementati in un amalgama compatto
dal fulgido fato destinati a camminare mano nella mano.
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Io e Te,
beatamente persi nel nostro mondo monodimensionale
di perpetuo reciproco sorriso ammiccante ci nutriremo.
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Io e Te,
per dar casa al nostro amore è stato costruito l’Universo
e insieme esploreremo le infinite galassie sconosciute.
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Oh, mio eterna Amata,
per suggellare la nostra eterna passione
ho composto questa Centuria d’Amore,
affinchè il nostro terreno passaggio
rimanga a imperitura memoria.

Io e Te,
per sempre fusi nell’afflato sublime.
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Settima Puntata – 04 gennaio 2010

gennaio 6, 2010

Plumbeo Cielo Postatomico

E’ sera. Deboli raggi di luce filtrano attraverso le plumbee nuvole postatomiche che opprimono una Udine martoriata, ormai ridotta a un mucchio di rovine calcinate. Asserragliati sul tetto di Radio Onde Furlane, un manipolo di eroi al comando dell’invitto Comandante Hagbard Celine e del suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut – continuano impavidi a resistere in un mondo in decomposizione. Il loro baldo vessillo – una gagliarda bandiera bianca – continua a sventolare impavido, ormai leggendario simbolo di resistenza attorno a cui accorrono gli ultimi eroi, che alla vigliacca resa all’odiato nemico preferiscono una pugnace morte gloriosa.

Ma i vuoti tra le file di questi giovani eroi continuano ad allargarsi. L’ingegner Lanaro non ha ancora fatto ritorno dall’ultima missione suicida. Anche la dolcissima Fulvia Sperelli è sparita. La contemporanea scomparsa di questi due giovani eroi non può non fare sorgere qualche pensiero malizioso. La loro sofferta storia d’amore non è certo un mistero. Che i due innamorati abbiano voluto dare maggiore concretezza ai propri sentimenti concedendosi un tenero abbraccio tra le rovine fumanti di una Udine rasa al suolo, lontani dagli occhi indiscreti che vagano curiosi nell’ultimo caposaldo che ancora resiste? Solo il futuro potrà dircelo. Anche del cogo non c’è traccia. Mancanza – quest’ultima – veramente terribile, tanto da gettare nello sconforto lo stesso Cavaliere Lisandri Codut, fido luogotenente dell’invitto Comandante Hagbard Celine, sempre bisognoso di una buine fertaie per ritemprarsi dalle fatiche della pugna. Anche il prode Max Potter latita. Chissà, forse si è rifugiato in qualche trincea a dissertare assieme al famoso poeta subliminale Mario Fitzpatrick, magari abbandonandosi a una  triste  e lacrimosa rimembranza dei bei tempi andati. Il figlio del Cavaliere Codutti – Pierluigi – è oggettivamente impossibilitato a partecipare ai furiosi combattimenti, costretto a letto da una terribile malattia invalidante – pare una fastidiosa irritazione cutanea. Questo giovane eroe – bramoso di gettarsi nella mischia – è quindi suo malgrado costretto a rimanere in cantina a travasare alcune damigiane di Cabernet Franc allettato in infermeria. E dove è finito l’attore Maurizio Fanin? Non si sa. Certo che le sue letture sceniche mancano molto alla truppa, il cui morale è in deciso calo.

Così l’invitto Comandante Hagbard Celine e il suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut – si aggirano solitari dietro ai reticolati che insidiosi circondano l’ultimo caposaldo che ancora resiste, abbandonandosi in elaborate dissertazioni filosofiche di elevato spessore morale e culturale. Solo il pugnace Guardiamarina Piotre – ritornato dal un difficoltoso corso specialistico di aggiornamento professionale – fa improvvisamente capolino dilungandosi in una discussione di alto livello con il Cavaliere Codutti.

Poi cala la notte. Scende il silenzio sull’ultimo caposaldo che ancora fieramente resiste nel nostro vecchio Friuli. I nostri valorosi si abbandonano all’abbraccio di Morfeo. Il placido grufolare dei maiali dell’ex Prosciuttificio Codutti – temporaneamente ospitati nell’ufficio del Mauro Missana -  culla il sonno del manipolo di ardimentosi asserragliati sul tetto di Radio Onde Furlane. Un meritato riposo. Dormite bene, o valorosi.

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Una giovane eroina: la dolcissima Fulvia Sperelli

gennaio 1, 2010

Fulvia Sperelli

Generazioni di storiografi e studiosi delle varie discipline scientifiche – che hanno consumato le loro vite analizzando il sito archeologico dove in un glorioso tempo dimenticato si ergeva fiera l’antenna di Radio Onde Furlane – sembravano avere escluso la possibilità di una presenza femminile nel manipolo di eroi che agli ordini dell’invitto Comandante Hagbard Celine e del suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut – resistette fino all’ultimo in un mondo in decomposizione. Non è certamente la prima volta – nè sarà l’ultima – che le arroganti affermazioni abbaiate con odiosa sicumera da azzimati professoroni multilaureati trincerati nelle loro graveolenti torri d’avorio non reggono alla prova dei fatti, ennesima dimostrazione di come questi soloni ammalati di saccentismo cronico autoreferenziale abbisognino disperatamente di un sano ritorno alla vita agreste. L’analisi dei frammenti di dialoghi  strappati all’etere e provenienti dai quei lontani tempi eroici ci permette ormai di potere affermare con monolitica certezza che almeno una giovane eroina ha allietato con la sua squisita figura femminile la dura vita militare dell’ultimo avamposto che ancora resisteva. Questa scoperta – lungi dal rendere più umile la comunità accademica – ha purtroppo acceso nuove roventi polemiche sulla complessa personalità di questa giovane eroina e sul contributo da lei apportato alla resistenza dell’invitto caposaldo che si coprì di onore e gloria sotto il suo leggendario stendardo, una gagliarda bandiera bianca.

Di lei sappiamo molto poco. Si chiamava Fulvia Sperelli. Un nome la cui etimologia è ancora controversa. E’ probabile che sia accorsa nell’ultimo caposaldo che ancora resisteva rispondendo all’accorato appello dell’invitto Comandante Hagbard Celine e del suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut – finalizzato al reperimento di una buine massarie furlane. E’ probabile ma non è sicuro. In effetti la reale collocazione della Sperelli all’interno dell’organigramma dell’ultimo caposaldo che ancora resisteva è causa di furibonde lotte accademiche. Non è nostra abitudine indulgere in piaggerie o puerili servilismi nei confronti della casta dei tracotanti soloni autoreferenziali rinchiusi nei loro puteolenti consessi accademici, ma in questo caso ci sentiamo – per amore di verità e sacro rispetto per il valoroso manipolo di eroi che resistendo fino alla fine asserragliato sul tetto di Radio Onde Furlane ci ha regalato un mondo migliore – di condividere almeno in parte le loro perplessità.

Quale era la reale funzione all’interno del caposaldo della Sperelli? Orrida macchina da guerra, buine massarie furlane, svenevole crocerossina, sensuale Mata Hari postatomica, dolce musa ispiratrice di cheti momenti di relax tra i furibondi combattimenti o che altro? Per cercare di dare una risposta sensata a questo interrogativo scegliamo l’approccio euristico, preferendolo a quello algoritmico. Intendiamo – almeno dal punto di vista metodologico – prendere le distanze dalla sterile e pippaiola comunità scientifica, anche se forse in questo caso le conclusioni potranno essere simili. Una prima considerazione che va fatta a partire dall’analisi dei frammenti di dialoghi strappati all’etere – provenienti dai tempi lontani in cui l’eroico caposaldo resisteva impavido in un mondo in decomposizione – è che Fulvia Sperelli aveva il dono di una voce sensuale e vibrante, tipica di una personalità romantica e sognatrice. Altro elemento certo è la sua sofferta relazione con l’ingegner Marco Lanaro. Relazione estremamente tormentata e probabilmente fonte di attriti all’interno del manipolo di eroi al comando dell’invitto Comandante Hagbard Celine e del suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut. Prove oggettive dimostrano che l’ingegner Lanaro è arrivato a decantare alla sua bella lo struggente componimento poetico Centuria d’Amore. L’ingegner Lanaro era un vero duro, un giovane eroe dalla monolitica formazione ingegneristico-economica, un feroce combattente sopravvissuto a innumerevoli attacchi suicidi, tanto da diventare leggenda vivente all’interno dell’ultimo caposaldo che ancora resisteva. Quali inusitate e femminee doti doveva possedere Fulvia Sperelli per fare breccia nel marmoreo cuore del feroce ingegner Lanaro, peraltro perennemente impegnato in elaboratissimi studi macroeconomici finalizzati a regalare un futuro migliore ai suoi commilitoni? Non possiamo rispondere a questo questito con sicurezza. Un terzo elemento di certezza derivante dalla fredda analisi dei dati empirici in nostro possesso è che questa giovane eroina non disdegnava il vino. Anzi. La sua capacità fisiologica di stivaggio enologico è dimostrata da numerose prove oggettive e di elevato spessore scientifico. Su questa solida realtà la comunità internazionale è graniticamente coesa. L’accanito dibattito accademico esplode feroce quando si cerca una possibile  relazione causa-effetto tra l’attività degustativa di questa giovane eroina e le situazioni che ella si trovava a dovere immanentemente affrontare all’interno dell’ultimo caposaldo che ancora resisteva. Detta in parole fruibili anche alla plebe incolta, il vero dilemma scientifico può dirsi racchiuso nel seguente interrogativo: Fulvia Sperelli era adusa ricorrere alla massiccia inoculazione alcolica per via orale per quale motivo? Non lo sappiamo con certezza. Potremmo formulare una lunga e ponderosa lista di possibli risposte. Ma senso avrebbe? Cui prodest?! Non vogliamo certamente seguire la comunità accademica internazionale nella sua onanistica attività pseudointellettuale, nella sterile ricerca di giustificazioni razionali a ciò che con la razionalità nulla ha a che fare.

Chissenefrega. Con questo post vogliamo in fondo semplicemente rendere omaggio a una giovane eroina, una dolcissima presenza femminile che ha contribuito – in un modo o nell’altro – a regalarci un mondo migliore. E chi se ne impippa delle sterili dissertazioni accademiche. Grazie, giovane eroina. Grazie, dolcissima Fulvia Sperelli.


Sesta Puntata – 28 dicembre 2009

dicembre 30, 2009

Macerie Urbane

Udine è ormai rasa al suolo. Le bombe lanciate in pantagruelica quantità dall’odiato nemico hanno aperto nel suolo spaventevoli voragini. La pioggia radioattiva li ha lentamente riempiti, formando guazzi sì belli a vedersi nei quali si specchiano amene le distese di rovine calcinate. L’arrogante calcagno nemico calpesta borioso il nostro Friuli, ormai espugnato dopo aspra lotta. Rimane un ultimo caposaldo che ancora resiste. Arroccati sul tetto di Radio Onde Furlane, fieramente comandati dall’invitto Comandante Hagbard Celine e dal suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut – un pugno di giovani eroi continua a battersi strenuamente stringendosi attorno al suo vessillo, una spavalda bandiera bianca. Questi valorosi difendono con i loro giovani petti non solo la loro terra natia, ma anche gli eterni Valori in nome dei quali da eoni generazioni di paladini hanno con gaiezza immolato le loro vite, affrontando eroici l’inferno dei campi di battaglia con il sorriso sulle labbra.

La raccolta odierna di frammenti di dialoghi strappati dall’etere ci regala un’immagine commovente della vita di questi prodi, che col loro inumano valore e con il sangue generosamente versato in quegli eroici tempi perduti ci hanno regalato un presente migliore. La capacità di questi giovani eroi di conservare dentro di sè un’inviolabile nucleo di calda umanità è a dir poco toccante.

Ascoltiamo quindi l’ingegner Lanaro declamare alla sua amata – la dolcissima Fulvia Sperelli – un toccante componimento poetico, la struggente Centuria d’Amore. La fanciulla – della quale a dire il vero non è ancora stata chiarita in modo esaustivo l’inquadramento nell’organigramma dell’ultimo caposaldo che ancora resiste – deve essere stata profondamente colpita dallo struggente ed appassionato slancio recitativo dell’ingegnere Lanaro, visto che a quanto pare si è subitaneamente attaccata a un bottiglione di vino, probabilmente nel tentativo di espandere la percezione sensoriale allo scopo di raggiungere una maggiore consapevolezza mistica. Gli esperti di acustica recentemente arrivati dalla base lunare MFNCL-47 per decifrare  i farfugliamenti della dolcissima Fulvia Sperelli non sono tuttavia riusciti a comprendere esaustivamente il pensiero che questa giovane eroina ha cercato di esprimere. Che si tratti di un elaboratissimo codice fonetico criptato utilizzato per le comunicazioni all’interno del caposaldo? E’ probabile, ma non sicuro. Certamente intendiamo prendere le distanze dalla lercia sbirraglia che sostiene con arrogante sicumera che la dolcissima Fulvia Sperelli era semplicemente ubriaca spolpa, ed in quanto tale incapace di articolare frasi sensate.

Anche il cogo si è dilettato nella recitazione di impegnativi testi poetici, dimostrando un’impensabile ecletticità operativa che francamente lascia attoniti. Commovente come questo invitto manipolo di eroi sia stato in grado di conservare in un mondo in decomposizione il proprio bagaglio culturale, opponendo all’odiato nemico non solo la forza delle proprie armi, ma anche l’oggettiva superiorità del proprio intelletto. Apprendiamo comunque che il famoso poeta subliminale Mario Fitzpatrick è stato fisicamente ospite dell’ultimo caposaldo che ancora resiste. L’appassionata intervista rilasciata dal Fitzpatrick al prode Max Potter è veramente illuminante, grazie anche all’efficace traduzione in tempo reale fatta dal Cavaliere Lisandri Codut. Illuminante poi l’accurata dissertazione del prode Max Potter sul famoso film La montagna, superbo lavoro cinematografico dell’eclettico Fitzpatrick, artista polivalente di inusitato spessore.

Grazie di cuore, giovani eroi. Col vostro sacrificio ci avete regalato un mondo migliore. Sapranno le generazioni future continuare il vostro faticoso cammino, permettendo all’Umanità di ascendere verso radiose vette di civiltà e cultura? Speriamo…

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Il pugnace Guardiamarina Piotre

dicembre 26, 2009

Il pugnace Guardiamarina Piotre

Oggi onoriamo la memoria di un giovane eroe, un valoroso che ha fatto parte dell’invitto manipolo di eroi che ha resistito fino all’ultimo asserragliato sul tetto di Radio Onde Furlane, offrendo il loro proprio petto alla spaventosa barbarie dell’odiato nemico, immanente scudo umano erto a difesa degli eterni valori della nostra terra, il nostro caro vecchio Friuli. Il pugnace Guardiamarina Piotre. Di lui ci è pervenuta una foto consumata dal tempo e dalle radiazioni termonucleari, che rendono attualmente inabitabili le fertili terre che un tempo circondavano di bucolica gaiezza la palazzina destinata a diventare l’ultimo centro di resistenza in un mondo in disfacimento. La palazzina che ospitava gli uffici di Radio Onde Furlane, sulla quale sventolava gagliardo il vessillo dei giovani eroi guidati dall’invitto Comandante Hagbard Celine e dal suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut: una bandiera bianca, madida di onore e di gloria. Del prode Guardiamarina Piotre non sappiamo molto. Ma ne conosciamo le spietate tecniche di combattimento. Analogamente a una mantide religiosa – abilmente mimetizzata nel suo ambiente naturale in immobile e predace attesa di vittime ignare – il Guardiamarina Piotre era aduso confondersi nella lussureggiante vegetazione, utilizzando raffinate tecniche di meditazione astrale di cui purtroppo si è persa la memoria. L’immagine postata è prova tangibile di tale inusitata capacità criptobellica. Appostato in silente ma mortale attesa, il Guardiamarina Piotre attendeva l’odiato nemico, amorevolmente protetto dagli arbusti friulani, che riconoscenti offrivano a questo giovane eroe l’opportunità di balzare alla gola degli avversari senza lasciare loro nessuna possibilità di sopravvivenza.

Immaginate per un attimo gli arroganti piedi nemici che sprezzanti avanzano nella lussureggiante boscaglia friulana. Calcagni ostili sorreggenti il sopravanzare dell’orrida fanteria avversaria. Dalle gole nemiche si levano sarcastiche canzoni militari. La schiacciante superiorità numerica rende spesso stupidamente arrogante l’improvvida truppa. Specie se si tratta di sozzi mercenari, al soldo di potenze subdole e senz’anima, senza amore patrio, senza dignità, senza cultura. Il pugnace Guardiamarina Piotre osserva dal profondo del bosco l’avanzare dell’immonda canea, novello fauno postatomico in attesa del momento opportuno per sferrare il suo attacco mortale. Un’impercettibile sorriso illumina il suo fiero volto, abilmente mimetizzato sotto una scaltra barba fatta crescere all’uopo. I suoi occhi dardeggiano dietro ai sofisticatissimi dispositivi di visione indossati da questo giovane eroe, curiosamente simili a un banale paio d’occhiali dei giorni nostri. L’odiato nemico – sprezzante ma ignaro – continua la sua ingenua, arrogante avanzata. D’un tratto un urlo inumano lacera l’aere immota, zittendo all’istante il volgare chiacchiericcio dei fanti. Una sagoma indistinta si muove rapidissima nell’oscurità del sottobosco. Il mortale luccichio di due micidiali lame balugina nella penombra. Qualche soldato cerca istintivamente di imbracciare il fucile. Troppo tardi. Il pugnace Guardiamarina Piotre ha già investito l’attonita avanguardia nemica. Si scatena l’inferno. Le arroganti gole dalle quali pochi istanti prima si levavano canzoni irriverenti vengono tagliate da un orecchio all’altro. Gli arti umani mozzati coprono il suolo. I gemiti dei moribondi e le implorazioni d’aiuto dei pochi sopravvissuti sono gli unici suoni percepibili nel sottobosco. Il pugnace Guardiamarina Piotre è già scomparso nel nulla, dissolto nella lussureggiante vegetazione friulana.

Non è dato sapere dove questo giovane eroe abbia appreso le sue mortali tecniche di combattimento. Alcuni elementi della sua carriera militare ci sono però noti. Nel 1992 frequentò un corso di addestramento militare a Gallipoli, dove conobbe personalmente il sublime poeta subliminale Mario Fitzpatrick – del quale il pugnace Guardiamarina Piotre era entusiasta sostenitore. Il prode Guardiamarina Piotre iniziò la sua dura carriera di sommergibilista ad Aosta. Certo che l’efficiente disinvoltura con la quale il pugnace Guardiamarina Piotre è passato dalla guerra sottomarina ipertecnologica in alta montagna ai combattimenti corpo a corpo in ambiente agreste lascia basiti. E’ molto probabile che abbia raggiunto le sue inaudite vette di capacità mortifera grazie a un particolare addestramento ricevuto direttamente dall’invitto Comandante Hagbard Celine e dal suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut. Alcuni esperti militari di elevato spessore e marmorea credibilità sostengono che il Guardiamarina Piotre facesse parte di un programma sperimentale di formazione militare – mirante a creare una nuova super-razza di combattenti friulani – basato su una particolare dieta, centrata su carriolate di fertaie alla Codut e damigianate di Cabernet Franc. Ma per noi questi dettagli tecnici non hanno importanza. Noi vogliamo solo onorare la memoria di questo giovane eroe. Grazie di tutto, pugnace Guardiamarina Piotre.


Quinta Puntata – 21 dicembre 2009

dicembre 23, 2009

Sepolcri dimenticati di Giovani Eroi

Nevica. Si avvicina il Santo Natale. Con orrore guardiamo il volgo immerso nel vortice turbocapitalista. Folle lobotomizzate piccolo borghesi  si accapigliano nei centri commerciali per fare incetta di inutili regali, dimentiche degli eroi che col loro sangue ci hanno regalato un mondo migliore. Vogliamo con questo post prendere le distanze da questa massa acefala di ignoranti cerebrolesi. Il nostro pensiero vola riconoscente al manipolo di valorosi che – asserragliati ad estremo baluardo contro la barbarie del nemico – hanno resistito fino all’ultimo asserragliati sul tetto di Radio Onde Furlane.  Grazie, impavidi eroi. Ma che ne è stato di voi? Dove giacciono i vostri valorosi corpi madidi di sangue e di gloria? Dove potere onorare le vostre vestigia mortali, irrorando con lacrime riconoscenti i vostri sepolcri? Non lo sappiamo. Il deserto radioattivo – devastato dai crateri delle esplosioni termonucleari – dove un tempo si ergeva fiera l’antenna di Radio Onde Furlane non ci ha ancora restituito le salme di quel pugno di eroi. La loro fine è avvolta dal mistero. Non ci è dato sapere dove riposano i resti mortali dell’invitto Comandante Hagbard Celine e del suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut. Ciò che veramente conta  è che il loro spirito immortale è ancora con noi, a illuminare il cammino difficile di quanti ancora credono negli eterni Valori in nome dei quali questi eroi si sono immolati.

Il nostro pensiero gentile si rivolge con gratitudine non solo ai condottieri ma anche alla truppa di quell’ultimo caposaldo che ebbe l’ardire di resistere fino all’ultimo, in sfregio alla schiacciante superiorità dell’odiato nemico. Perchè l’analisi dei pochi dialoghi strappati all’etere  pervenuti fino ai nostri giorni testimonia che molti giovani eroi hanno versato ben volentieri il loro sangue per difendere la Causa. Valorosi prodi che col sorriso sulle labbra sono scesi nell’inferno del campo di battaglia, immolandosi per la difesa dei Valori della nostra terra, il buon vecchio Friuli, stretti attorno al loro vessillo, una gagliarda bandiera bianca.

Nella puntata odierna possiamo – tra le altre cose – di nuovo ascoltare il prode Max Potter mentre recita telepaticamente una toccante poesia del famoso poeta subliminale Mario Fitzpatrick. Scopriamo anche nuovi giovani eroi. Primo tra tutti il pugnace Guardiamarina Piotre, zazzeruto combattente di inaudita ferocia. Ma ciò che veramente ci tocca nell’intimo è ascoltare – per la prima volta in assoluto – una voce femminile proveniente dall’eroico  e ultimo caposaldo che ancora resisteva in un mondo in decomposizione. Testimonianza commovente di come il pugno di eroi agli ordini dell’ineffabile Comandante Hagbard Celine e del suo fido luogotenente – il Cavaliere Lisandri Codut – fosse fino all’ultimo saldamente ancorato ai valori della nostra terra, il nostro vecchio Friuli. E’ quindi dimostrato che l’appello dei nostri eroi – alla ricerca di una buine massarie per ingentilire il caposaldo con una calda presenza femminile – non è caduto nel vuoto. Di questa giovane eroina non sappiamo molto. Si chiamava Fulvia Sperelli. Aveva una voce morbida e sensuale, al servizio di una gaia loquacità con la quale regalava momenti di rilassamento e gioia agli invitti combattenti dell’ultimo caposaldo. Al solito gli storiografi e gli accademici delle varie discipline si stanno accapigliando in sterili dissertazioni intorno alla corretta interpretazione delle affermazioni della Sperelli. Pare che qualche cialtrone togato si sia spinto ad affermare che la ragazza avesse un carattere impossibile e un atteggiamento da zitella inacidita. Intendiamo prendere le distanze da simili farneticanti affermazioni, lontane eoni dal più banale e apodittico senso comune, ennesima dimostrazione empirica che l’approccio euristico alla conscenza della realtà è molto superiore a quello algoritmico. Basta comunque ascoltare i toccanti  dialoghi intercorsi tra il Cavaliere Lisandri Codut, nell’inedita veste di sensale, la Sperelli e l’ingegner Lanaro – miracolosamente tornato illeso dall’ennesimo attacco suicida – per fugare ogni dubbio.  Per quanto riguarda le succitate farneticazioni, l’eloquente silenzio in merito dell’ineffabile Comandante Hagbard Celine pone sopra di esse una monolitica e definitiva pietra tombale. Che molti multilaureati soloni gravemente affetti da saccentismo autoreferenziale abbiano urgente bisogno di andare a zappare la terra con le mani non è del resto certo un mistero. Oh giovani valorosi che vi siete immolati per regalarci un mondo migliore, dall’Olimpo degli Eroi da dove benevolmente ci guardate -  perdonate se potete questi poveri cialtroni.

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Il prode Max Potter

dicembre 17, 2009

Max Potter

Max Potter. Un prode che non ha bisogno di presentazioni. Guardate i suoi occhi . Gelidi. Dalla sua figura – momentaneamente immota – traspare una calma foriera di tempesta. Basta un nonnulla e l’implacabile guerriero abilmente mimetizzato dietro questa cheta apparenza prende vita. Max può in qualsiasi momento rivelare la sua vera natura: uno spietato strumento di morte, una macchina per uccidere che non conosce pietà nè misericordia. La sua semplice presenza sul campo di battaglia getta nel panico l’odiato nemico, che si getta precipitoso in una fuga disperata, dopo avere gettato le armi e non di rado calpestando le proprie bandiere, gettate nel fango per agevolare l’ignobile ritirata.

Ma anche in questo micidiale guerriero batte il cuore di un Uomo. Nei rari momenti di pausa tra gli inumani combattimenti, Max Potter ama dilungarsi in gaie dissertazioni accademiche con i suoi compagni di lotta. Perchè Max è uno spietato killer di elevato spessore culturale. Se l’ingegner Lanaro cura la formazione economica dei prodi agli ordini dell’invitto Comandante Hagbard Celine, Max ne amplia invece il bagaglio letterario. Il suo artista preferito è il famoso poeta subliminale Mario Fitzpatrick, i cui messaggi mentali devono avere contribuito non poco all’incredibile capacità combattiva dell’ultimo caposaldo che ancora resiste, arroccato sul tetto di radio Onde Furlane. Ma non fraintendete. Max non è uno dei soliti cialtroni multilaureati che godono del proprio onanismo accademico. Non è uno dei soliti intellettualetti frustrati dediti al vaniloquio masturbatorio autoreferenziale, magari paludato dietro la maschera mediatica del blogger alternativo, tanto di moda in quei tempi andati. Troppo facile. Max dispensa con voce pacata poche e meditate parole, con fare tipico del nostro vecchio Friuli. E poi si getta urlante nel cuore della battaglia, là dove i combattimenti infuriano più feroci. Quando ritorna alla base, lordo di sangue, stanco ma felice dopo una onesta e operosa giornata di spaventosi massacri, sa bene che ad aspettarlo ci sono l’ineffabile Comandante Hagbard Celine e il suo fido luogotenente, il Cavaliere Lisandri Codut. Un buon bicchiere di vino, un frico, una fertaie, una breve dissertazione letteraria di alto livello tra amici. E poi di nuovo sul campo di battaglia, a falciare teste. In altre parole, la solita vita nell’ultimo caposaldo che ancora resiste.