Riportiamo l’ennesima opera del poeta guerriero Carlo Gulmini. Leggete e rigeneratevi spiritualmente.
When I began dying
When I began dying I was lying in my room
after a long refreshing sleep
and a sudden screack in the heart
told me my dreams had fallen apart.
It was a sunny day
with a lot of happiness around
even if I couldn’t
appreciate its sound.
When I began dying everything seemed to be so perfect
but deep in the kernel it was rotten
and the great majesty of the days now forgotten
was drowning.
I whispered my prayer like a diligent child
built up with care word by word in the years
but the time didn’t answer.
When I began dying it was an ordinary day
with common people and a common sun
but there was something dull in the air
a strange mixture of love and despair
smooth, like a carpet.
When I began dying I felt a whistle in the bones
and that was the sign. A voice
down in the street said goodbye George
see you tomorrow, somewhere a boy
cried, a car shot off
with a squeal of tyres…
I set my sight to the opposite building, a woman
was hanging out the washing
and then up to the roof and above
to the pure sky where a shy bird
was sketching a rainbow…
So I took a long breath, I closed my eyes
and I began dying.
Non riusciamo a rimanere indefferenti alle grida di aiuto di quanti non riescono ad abbeversarsi alla taumaturgica fonte di lenitivi versi apotropaici generosamente regalataci dal prode poeta guerriero Carlo Gulmini, in quanto incapaci di comprendere lingue non autoctone. Aggiungiamo quindi la traduzione in inglese.
Quando cominciai a morire
Quando cominciai a morire ero disteso nella mia stanza
dopo un lungo sonno ristoratore
e un improvviso scricchiolio nel cuore
mi disse che i miei sogni si erano infranti
Era un giorno di sole
con tanta felicità intorno
sebbene io non riuscissi
ad apprezzarne il suono.
Quando cominciai a morire tutto sembrava essere così perfetto
ma dentro nel profondo ero marcio
e la grande maestà dei giorni ora dimenticati
sprofondava.
Sussurrai la mia preghiera come un bambino diligente
costruita con cura parola per parola negli anni
ma il tempo non rispose.
Quando cominciai a morire era un giorno qualsiasi
con persone qualunque e un sole qualunque
ma c’era qualcosa di ottuso nell’aria
una strana mescolanza di amore e disperazione
liscia, come un tappeto.
Quando cominciai a morire sentii un fischio nelle ossa
e quello fu il segno. Una voce
giù in strada disse ciao Giorgio
ci vediamo domani, da qualche parte un bambino
pianse, una macchina
partì sgommando…
Posai il mio sguardo sul palazzo di fronte, una donna
stava stendendo il bucato
e poi sul tetto e ancora più in alto
nel cielo puro dove un timido uccello
stava abbozzando un arcobaleno…
Così trassi un lungo respiro, chiusi gli occhi
e cominciai a morire.
